Quando la fine ha inizio.

Captainout alla base.
Rispondete, passo.

Non ci sono parole, solo silenzio e finte frasi fatte, scritte, riscritte e lette mille volte.
In mare, l’altro giorno ho perso un uomo.
In mare, l’altro giorno ho perso un uomo, una donna e un bimbo.
In mare, l’altro giorno ho perso un padre.
In mare, l’altro giorno ho perso un fratello.
In mare, l’altro giorno ho perso una madre.
In mare, l’altro giorno ho perso una sorella.
In mare, l’altro giorno ho perso un medico, due ingegneri, un bracciante e un professore.
In mare, l’altro giorno ho perso quattro cristiani, due musulmani, un buddista e cento atei.
In mare, l’altro giorno ho perso me stesso.

lab (58)

Avevano il cuore pieno di speranza, di voglia di ricominciare, di rialzarsi di corsa dopo essere caduti. Soffro, piango e do pugni per quei circa SETTECENTO fratelli,morti.

Non ho pensieri miei, ma come ho detto prima, miliardi di frasi e parole già sentite e risentite.
Dopo questa tragedia, l’ennesima in mare, qui vicino casa mia, l’unica cosa che non smetterei mai di leggere è questo piccolo pezzo de “I Malavoglia” di Giovanni Verga.

Le burrasche che avevano disperso di qua e di là gli altri malavoglia, erano passate senza far gran danno sulla casa del nespolo e sulla barca ammarrata sotto il lavatoio; e padron ‘Ntoni, per spiegare il miracolo, soleva dire, mostrando il pugno chiuso – un pugno che sembrava fatto di legno di noce: per menare il remo bisogna che le cinque dita s’aiutino l’un l’altro.
Diceva pure: gli uomini son fatti come le dita della mano: il dito grosso deve far da dito grosso, e il dito piccolo deve far da dito piccolo.

CHE QUESTO SIA L’INIZIO, L’ENNESIMO DOLOROSO E TRISTE INPUT, CHE DIA VITA AD UNA RIVOLUZIONE CULTURALE DI MASSA E SOPRATUTTO PERSONALE, CHE OGNUNO SOFFRA’ ALL’IDEA DI PERDERE UN FRATELLO MAI CONOSCIUTO IN MODO COSI’ STUPIDO E CRUDELE!

Annunci

Silenzio!

Captainout alla base,rispondete.
C’è qualcuno?
Passo.

Sono sparito per un po di tempo,forse avevo ed ho bisogno di silenzio.

Cos’è il silenzio?

Forse nemmeno esiste,forse è il nulla o il vuoto, eppure tendiamo ad indentificarlo come l’assenza di suoni,l’inesistenza di frequenze che riusciamo a percepire.
Eppure penso che di silenzio c’è ne fin troppo.
Chi sta zitto fa silenzio, chi spara fa silenzio, chi finge di non sapere nulla fa sempre silenzio, chi combina cazzate grosse fa silenzio, chi muore, fa silenzio.

Il silenzio che lascia lui, è quel vuoto, l’assenza di parole o pensieri, che smontano la tua giornata e quelle dopo a seguire, lasciandoti disperso senza sapere più chi sei.

Io non mi sento italiano, perchè un italiano non avrebbe permesso questo schifo.
Io non mi sento europeo, perchè un europeo(colto, e civile) non avrebbe permesso questo schifo.
Io non mi sento cittadino, perchè un cittadino non avrebbe permesso mai questo schifo.
Io non mi sento un cattolico, perchè un cattolico non avrebbe mai permesso questo schifo.
Io non mi sento un uomo, perchè.. un uomo non avrebbe mai fatto questo schifo.
Io, mi sento, riguardando questa foto, un coglione.

20130903_cucchi
Ad uccidere Stefano, sono STATO io.

Nancy.

Captainout alla base, rispondete.
Passo.

Sono ancora vivo, sopravvivo nonostante tutto.
Sono ancora vivo nonostante il vino, le sigarette, l’alba dell’altro ieri, gli amici, l’assolo di Comfortably Numb, le spiagge di Catania, le poesie di Montale, i film di Pieraccioni, i caffè, la pizza e l’amore.

11111111
Mentre io vivo, c’è chi invece decidendo di essere madre e quindi per amore, chiede di spegnere tutto.
“Lei soffre, non è più mia figlia. E’ solo un guscio.
Non sono più i suoi occhi,non la riconosco più come vita, come essere vivente.”

Si, sono proprio le parole di una madre che decide di staccare la spina agli alimentatori biologici che nutrono la figlia, ma che dico figlia, ramo secco di sterpaglia inutile e schifosa, che è morta ieri, dopo tre giorni di agonia, a spina spenta.
Però si, dopo dodici anni la sua sofferenza è finita, adesso cara Nancy, dopo la tua dolce morte-riconosciuta addirittura dagli altissimi giudici maiali della corte anglosassone- sarai chissà dove, finalmente in pace..

Chi diamine siamo noi, i giudici, la tizia da cui Nancy è venuta fuori, o io stesso per decidere chi deve vivere e chi morire? La vita è un diritto,un dovere e soprattutto un dono.
L’idea di decidere chi può vivere e chi può morire si chiama Nazismo,Dittatura,Camorra.

Riposa in pace,almeno provaci, Nancy.

http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/londra-stacco-la-spina-alla-figlia-12enne-malata-non-sara-processata_2075897201402a.shtml

23:59

Captanout alla base, rispondete.
Passo.

Scatti (1)

Forse è proprio la rabbia che rende le nostre cose più belle, forse essa stessa in realtà rivela ciò che siamo,chi siamo.

La rabbia è potenza,energia.
Mi accorgo però che spesso è solo un’alibi,che nei momenti più appropriati tiriamo fuori dalla borsa e gettiamo li, dove meglio sta.
Credo che fra tutte le cose che facciamo durante il giorno dovremmo concederci un attimo per pensare alla nostra rabbia; è forse in quegli istanti che diamo il meglio di noi stessi.
Io adesso sono incazzato,non ne ricordo il motivo.
Forse troppi caffè,le sigarette e i morsi alle unghia.
Penso a me,agli errori commessi,sbagli pesanti come travi, sui quali in realtà resta in piedi la mia vita.

Sarà pure strano leggere queste parole,ma è sicuramente meglio di un altro caffè,quindi scrivo.
Prendetemi pure per il culo.

Captanout alla base.
Passo,chiudo.

Guerra e culu n’derra.

Captainout alla base, rispondete.
Passo.

Spesso abbiamo confusione, pensiamo di avere una soluzione.
E’ lì, chiara,la sua immagine lucida e ben delineata ma, giusto il tempo di correre ad applicarla a qualcosa,scompare.
Rimane solo una cosa nitida, sfocata e poco chiara.

images

Eppure serve una soluzione,istantanea,radicale e forte.
-Quale Mr.Captainout?

La soluzione è incontro,scontro,tempo e cultura.
La guerra non si combatte con le armi,ma con quella che crediamo sia cultura. Io tendo però ad identificarla come idee, come frasi,immagini,odori e suoni che appartengono ad ognuno di noi e che magari,con la scusa di un caffè possiamo trasmettere-come fosse un virus- agli altri.
Il cambiamento radicale di cui parlo,è in realtà un processo lento e faticoso.
Io penso che a fermare le bombe,i proiettili e le decapitazioni dell’Isis siano le parole, ma non quelle dei politici o degli uomini importanti su twitter, ma quelle scambiate al supermercato,in fila alle poste, quelle mezze frasi dette all’ambulante da cui compri la roba contraffatta, le chiacchiere aspettando i figli che escono da scuola con le altre mamme e i discorsi in chiesa o fuori,dopo la messa, della domenica.
Che siano più o meno buone, sputiamole fuori queste idee.
Mal che vada,ci becchiamo un vaffanculo.

“Non abbiate paura della cultura, amatela, mettetela pure in discussione se necessario.
La cultura è fatta di incontri. Essa è la libertà.
Viva la libertà,sempre.”
(G.Giaquinta)

Welcome to hell!

Captainout alla base, rispondete.
Passo.

Capita spesso di buttarsi in nuove cose,magari solo per chiamarle “avventure” e poi ci si rende conto di aver fatto cazzate,magari di aver perso del tempo.
Considerate questo il mio sfogo, questo blog il mio sacco a cui dare pugni, la strada su cui correre fino a sentirti mancare il fiato o semplicemente l’hifi che alzi a tutto volume per scaricarti di dosso la tensione, la rabbia o la frustrazione.
Scatti (68)

Benvenuti allora, benvenuti nella mia cazzata